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Derivati, sequestro da 1,2 milioni a Hvb

 

Articolo tratto da "Il Sole 24 Ore" di Giovedì 7 Gennaio 2010

LA VICENDA. Secondo la Procura la banca del gruppo UniCredit avrebbe applicato costi occulti per quasi un milione.

Anche la vicenda dei derivati del Comune di Acqui Terme porta al sequestro dei beni di una banca. Dopo il caso degli swap del capoluogo lombardo, infatti, la Procura della Repubblica del municipio piemontese ha disposto il sequestro di una somma di 1.200.000 euro presso la sede milanese della Bayerische Hypo und Vereinsbank A.G. (Hvb, subentrata alla Ubm del gruppo UniCredit). Il provvedimento cautelare è stato eseguito dagli agenti della Guardia di Finanza della tenenza di Acqui Terme nello scorso novembre, ma la notizia ha avuto conferma in questi giorni, cioè soltanto dopo che è decorso il termine per consentire a UniCredit di procedere all'impugnazione del provvedimento cautelare.

La vicenda relativa agli "swap" dell'amministrazione comunale acquese prende piede in Procura dopo la denuncia presentata il 24 ottobre 2008 da un gruppo di cittadini riunitisi nel «Comitato Difesa Finanze Comunali» (Co.Di.Fi.Co.) che a loro spese hanno evidenziato le "storture" presenti nei contratti derivati stipulati tra il 2001 e il 2006 con UniCredit. Una girandola di otto swap (adesso in essere sono rimasti tre derivati) che stanno portando il municipio a una perdita potenziale di poco meno di un milione (su due dei contratti, mentre il terzo swap ha un valore di mercato positivo).

Tra i punti contestati dalla Procura, che tra alcuni giorni potrebbe ufficializzare il tutto, ci sarebbe l'esistenza di commissioni applicate e non dichiarate da UniCredit al momento della sottoscrizione dei contratti di 968.238,15 euro. Insomma, la banca avrebbe applicato costi occulti per quasi un milione di euro, somma che avrebbe dovuto invece essere versata nelle casse del Comune.

Adesso, anche con la scelta di UniCredit di non procedere all'impugnazione del provvedimento cautelare di sequestro della somma, si potrebbe aprire una strada "giudiziaria" simile a quella percorsa dalla Procura di Milano nella vicenda degli swap stipulati nel 2005 per l'importo monstre di 1,7 miliardi (audizione dei funzionari di banca e comunali informati sui fatti con il possibile rinvio a giudizio). Ben altre cifre rispetto agli swap del comune di Acqui Terme, ma che denotano una "strategia" nella vendita e sottoscrizione di questi prodotti: la scommessa dei denari dei contribuenti nei mercati finanziari per ottenere benefici immediati (grazie all'up front) a fronte di forti rischi di maggiori oneri futuri per l'ente locale (il mark to market quasi sempre negativo da pagare a scadenza).

Intanto, in sede civile il Comune di Acqui Terme non ha interrotto il procedimento di autotutela: da aprile 2009 continua cioè a non pagare le rate periodiche dovute a UniCredit nonostante la banca abbia minacciato di procedere giudizialmente contro l'ente locale per il mancato versamento. La procedura di autotutela, però, porterebbe all'annullamento degli swap ma anche al rischio di dover tenere indenne la banca dai danni cagionati al comune.

 

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