| < Prec. | Succ. > |
|---|
Articolo tratto dal "Corriere della Sera" di Mercoledì 3 Febbraio 2010
Cresce il mercato dei prodotti sofisticati basati sui titoli di Stato.
È il gorilla da 400 chili nella stanza, o meglio nascosto in cantina. Se la botola dovesse aprirsi, non resterebbero molti mobili intatti. I «Credit default swap» (Cds), i derivati-assicurazione sul debito che contribuirono alla deflagrazione del 2008, sono tornati e stavolta più vicino: non solo a Wall Street, ma in volumi senza precedenti anche a «garanzia» (virgolette d'obbligo) del debito pubblico italiano.
Il debito del Tesoro di Roma detiene in effetti un record mondiale: in base ai dati della «Depository Trust and Clearing Corporation», è quello su cui si concentra il volume più alto di derivati. Nessun emittente pubblico o privato al mondo ne ha altrettanti. L'esposizione lorda in derivati sulla Repubblica italiana da parte del sistema finanziario è oggi pari a 235 miliardi di dollari. E salita di 75 miliardi in un anno: invece di diminuire dopo i crac del 2008, è esplosa. L'esposizione netta (una volta regolati gli eventuali pagamenti fra controparti) è invece di 25,3 miliardi, cresciuta di sette in un anno. A titolo di confronto, si tratta di un volume di oltre venti volte superiore a quello esistente sul ben più vasto debito pubblico statunitense. A paragone della Germania, il cui debito è simile come ammontare a quello di Roma, il valore dei derivati sull'Italia è di varie volte più alto.
Con ogni probabilità si tratta appunto dei Cds «over the counter», «scambiati sul banco»: in privato, senza trasparenza pubblica. Un Cds è l'equivalente di una polizza assicurativa anti-infortuni. L'investitore che lo compra paga una commissione a chi gli fornisce l'assicurazione, ma ha diritto all'indennizzo in caso di insolvenza del debitore. Chi invece vende questa protezione - spesso una banca - dovrà coprire la perdita qualora il debito assicurato non venisse saldato dall'emittente (Il Tesoro italiano, o tedesco, o americano e così via). Come con l'Rc Auto, il prezzo della polizza varia secondo la probabilità stimata di un incidente.
Il record dei derivati sul debito italiano contiene dunque un messaggio: gli investitori che comprano i titoli di Stato italiani si assicurano in quantità record. E le banche che collocano il debito per conto del Tesoro vendono dunque i titoli pubblici con annessa assicurazione (privata), guadagnando in commissioni, fiduciose che non dovranno mai pagare gli indennizzi. Ma se i prezzi delle obbligazioni italiane cadessero, per un evento oggi imprevisto, certe banche dovrebbero già trasferire ai clienti molti miliardi a titolo di garanzia: è il tipo di scenario che creò il crac di Aig. Con un'insolvenza andrebbe poi anche peggio.
E' vero che l'esposizione netta del sistema nel suo complesso è di «appena» 25 miliardi. Ma sta crescendo in fretta e, vista l'opacità di questo mercato, nessuno sa in quali banche si concentri il rischio maggiore sui Cds. Con i «subprime», il credito si bloccò perché nessuna banca si fidava più dell'altra per la stessa ragione.


