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Articolo tratto da "Milano Finanza" di Giovedì 18 Febbraio 2010
Nuovo allarme della Corte dei conti sulla bomba derivati. Questa volta il procuratore generale Mario Ristuccia punta l'indice sulla rimodulazione degli strumenti finanziari sottoscritti dagli enti locali. «È necessario, allo stato, monitorare attentamente il fenomeno delle rimodulazioni che possono determinare effetti a cascata, con esposizioni finanziarie progressivamente sempre più insostenibili» ha affermato Ristuccia in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. «Infatti, certe situazioni di debito e squilibrio si riflettono nel tempo, anche per 20 o 30 anni e rischiano di impegnare le generazioni future» ha aggiunto il procuratore generale. Sempre in materia di derivati, Ristuccia ha ricordato come «le minori criticità rinvenibili a fronte dei paventati pericoli sono da ascriversi non già alla doverosa avvedutezza e alla competenza degli operatori pubblici, ma paradossalmente alla crisi dei mercati finanziari e alla conseguente drastica riduzione dei tassi di interesse, intervenuta dal settembre 2008, che ha prodotto un'altrettanto drastica riduzione (di oltre il 50%) del complessivo valore (mark to market) dei contratti degli enti territoriali».
Facendo il punto sull'indebitamento delle amministrazioni italiane, Ristuccia ha messo all'indice «l'uso distorto degli strumenti derivati, rivolto a finalità estranee alle esigenze di copertura dei rischi (incentivato da condizioni iniziali che apparivano inizialmente favorevoli), si è esteso talora anche ad enti di modeste dimensioni» generalmente sprovvisti di strutture e di professionalità idonee ad esprimere valutazioni d'ordine economico-finanziario. E proprio queste amministrazioni potrebbero rivalersi nei confronti degli istituti di credito. Dalla Corte dei conti hanno sottolineato che è sempre più concreto «l'avvio di azioni giudiziarie nei confronti delle banche da parte, in particolare, dei piccoli enti locali che meditano di formare una sorta di class action del territorio». Ma le anomalie riscontrate dalla magistratura contabile non si riferiscono solo ai derivati. Nel mirino anche corruzione e gestione degli appalti. Nel 2009 le denunce per fatti di corruzione e concussione «è fortemente aumentato rispetto al 2008», hanno spiegato i magistrati contabili.
Nei primi 11 mesi dell'anno ci sono state 221 denunce per corruzione, il 229% in più rispetto al 2008, 219 per concussione, pari al 153% in più rispetto all'anno precedente, e 1.714 per abuso di ufficio. A detta del presidente Tullio Lazzaro, corruzione e tangenti non accennano a diminuire, si tratta di «una sorta di ombra o di nebbia che sovrasta e avvolge il tessuto più vitale e operoso del Paese». Anche per questa ragione si compromette lo sviluppo del sistema Paese, in quanto «si verificano nell'ambito di gare di appalti, di realizzazione di opere pubbliche e lavori, di interventi di manutenzione su beni della collettività». Gran parte dell'intervento di Lazzaro, però, è stato rivolto proprio ai suoi colleghi, dopo che nei giorni scorsi l'Associazione nazionale magistrati contabili lo aveva accusato di «cesarismo» e «accentramento verticistico dei poteri». Il presidente, il cui mandato è in scadenza a luglio, ha criticato il comportamento di alcuni magistrati contabili che avviano le istruttorie con «esorbitanza» con il rischio di «ingenerare in amministratori e funzionari timori ingiustificati di subire condanne». Proseguendo su questa strada, ha aggiunto Lazzaro, si causano esclusivamente «ritardi o non attuazioni di piani o programmi». I magistrati, ha ammonito il numero uno della Corte dei conti, non devono permettersi sconfinamenti altrimenti si corre il rischio di «creare uno stato di incertezza del diritto» che può provocare «anche negativi e tangibili effetti economici».


